Avvisi Domenica 2 febbraio

  1. Oggi si celebra la 36° giornata nazionale per la vita. Prendersi cura della vita in ogni sua forma, è compito di un popolo che vuole costruire il suo domani. Per questa giornata, il “Centro di aiuto alla vita” di Varese, offre sacchetti di arance (che potete acquistare all’uscita dalla chiesa) per sostenere le iniziative promosse a favore della vita, come il Progetto Gemma e altre forme di sostegno che vengono offerte  ad ogni donna in gravidanza che si trova in difficoltà.
  2. I responsabili del Gruppo Lettori invitano tutti coloro che desiderano mettersi a disposizione per questo importante servizio, (che non comporta ulteriori impegni se non quello di partecipare ad una santa Messa domenicale) di rivolgersi al Diacono Angelo.
  3. Comunichiamo che presso gli uffici parrocchiali, sono disponibili i provini delle fotografie scattate domenica scorsa durante la Festa delle Famiglie. Chi fosse interessato è invitato a recarsi negli uffici per effettuare la scelta.
  4. Venerdì 7 febbraio, primo venerdì del mese, alle ore 17.00 in cripta, i Ministri dell’Eucarestia propongono un’ora di Adorazione  Eucarestica, cui tutti  sono invitati.
  5. Il corso per fidanzati in preparazione al matrimonio, per venire incontro alle esigenze di tutti è stato concentrato in due fine settimana e cioè: l’8 e il 9 febbraio e 23 e 24 marzo. C’è ancora la possibilità di iscriversi per le coppie che hanno in previsione il matrimonio nel 2014 e 2015.
  6. Domenica 9 febbraio, durante la S. Messa delle 11.15, i Ministri Straordinari dell’Eucarestia della nostra Parrocchia, riceveranno il mandato ufficiale per il loro Ministero. Il loro compito consiste nell’aiutare il Celebrante nella distribuzione dell’Eucaristia e nel visitare a domicilio gli ammalati portando loro la Comunione.  A questo proposito, vi invitiamo a segnalare in parrocchia casi di ammalati e infermi che desiderano ricevere la S. Comunione e la visita di un sacerdote o di un Ministro.
  7. Sempre domenica 9 febbraio, alle ore 15.00 l’Ordine Francescano Secolare si riunirà nella consueta saletta per l’incontro mensile.

 

ORATORIO

 Domenica pomeriggio in Oratorio inizieranno i laboratori per il Carnevale dalle ore 15.00 alle ore 17.00/17.30, non mancate!

Presentazione del Signore

(Ml 3,1-4°; Sal 2; Rm 15,8-12; Lc 2, 22-40)

La presentazione di Gesù al tempio è l’occasione per Maria e Giuseppe di osservare la prescrizione della legge che prevedeva due cose: la prima che la donna si purificasse per quaranta giorni dopo il parto e la seconda che il figlio maschio primogenito venisse offerto al Signore, secondo quanto contenuto nel libro dell’Esodo. Quindi possiamo già vedere come Maria e Giuseppe siano osservanti, anche scrupolosi, della Torah; ma la presentazione di Gesù al tempio diventa anche l’occasione per un ulteriore svelamento del mistero della persona di Gesù. Il Vangelo di Luca ci riporta una serie di episodi che ci aprono degli squarci sull’infanzia di Gesù: oltre alla nascita, infatti, abbiamo la fuga in Egitto, l’adorazione dei Magi, la presentazione al tempio e poi il silenzio fino al compimento di 12 anni, con il ritrovamento di Gesù al tempio, che abbiamo letto domenica scorsa, e poi il silenzio fino alla manifestazione di Gesù nel battesimo con l’inizio della sua vita pubblica. Quindi tutta la prima serie degli avvenimenti sull’infanzia di Gesù, che in verità non sono molti per coprire un periodo di 33 anni, in realtà ci dicono molto sulla sua persona. Qui vediamo che Gesù entra per la prima volta nel tempio per poi tornarci nuovamente, come ci ha ricordato il Vangelo domenica scorsa. Maria e Giuseppe tutti gli anni facevano il pellegrinaggio a Gerusalemme, portando con loro Gesù fino al compimento del suo dodicesimo anno.
In questa prima volta in cui Gesù viene portato al tempio, egli si rivela come il figlio di Dio che è nato in una famiglia povera, e questo lo comprendiamo dal fatto che Maria e Giuseppe, anziché un agnello o un altro capo di bestiame, offrono per il sacrificio, solamente una coppia di tortore e di giovani colombe. Questo è un indizio che ci fa capire, ancora una volta, che Gesù è nato in una famiglia povera e che è vissuto poveramente, nella dignità della famiglia di Nazareth, nella fede dei suoi genitori. La povertà è il luogo che Dio ha scelto per manifestarsi a noi. Questa scelta di Dio, nella persona di Gesù è chiara: è una povertà innanzitutto praticata da parte di Dio; e quando Gesù dirà : “beati voi poveri” lo potrà dire in quanto egli stesso aveva già praticato questa beatitudine.
Il luogo del tempio come “manifestazione di Gesù” lo dobbiamo immaginare come il compimento della profezia del profeta Malachia …..”e subito entrerà nel suo tempio il Signore” profezia relativa alla venuta del Signore, del messia atteso nel tempio, che lascia molto sorpresi. In realtà questo Dio, che si manifesta nel tempio, si manifesta attraverso un uomo e una donna poveri, provenienti dalla Galilea, i quali arrivano con il loro bambino nella indifferenza generale. Immaginiamo, dunque, Maria e Giuseppe nella confusione del tempio e nella indifferenza generale.
Nel tempio, però, troviamo Simeone e Anna che fungono da sentinelle; essi sono coloro che segnalano a tutti quello che lo sguardo di tutti non è in grado di vedere. Essi, invece, lo vedono. Simeone era un uomo giusto che aspettava la consolazione di Israele e lo Spirito Santo era su di Lui. Simeone rappresenta tutto l’Antico Testamento, l’attesa che trova finalmente il suo compimento; egli rappresenta il vero Israele, mentre il popolo d’Israele non è stato fedele e non ha saputo riconoscere in Gesù il salvatore che Dio aveva mandato. Simeone, invece, rappresenta l’Israele che non ha perso la speranza, che ha continuato ad attendere e che ha saputo riconoscere in questo bambino il Messia. Come riconoscere il Messia in questo bambino portato da due poveri, da questa coppia sconosciuta, nel trambusto del tempio? Simeone riceve la comprensione di questo mistero dallo Spirito Santo che gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Cristo del Signore. Quindi Simeone è profeta, ha lo Spirito Santo in sé e lo Spirito mostra a Lui quello che gli occhi degli altri non vedono. Perché lo mostra a Lui? Perché Simeone aveva saputo attendere. Simeone è colui che si fida di Dio, che sa attendere con fedeltà il compimento della Sua parola, senza dubitare. Quindi è per questo che lo Spirito Santo fa a Lui questo dono. Vi è quindi una rivelazione di Dio che fa comprendere a Simeone quello che gli altri non vedono ma che è il frutto di una fedeltà. Dio apre gli occhi a colui che sa attendere con fedeltà, che continua a confidare, nella certezza che il Signore mantiene le sue promesse e che la parola di Dio si compie. Dio ricompensa la fedeltà di Simeone. Ecco quindi le sue parole:
“ Ora lascia , o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.
Cosa vediamo in questo? Un’ipotesi molto suggestiva, anche se non dimostrata dall’esegesi, è quella che afferma che quello pronunciato da Simeone sia un cantico di consolazione per quei cristiani della prima generazione che attendevano una nuova venuta del Signore, che morivano senza che il Signore fosse ritornato. Infatti la prima lettera ai Tessalonicesi, che è lo scritto più antico del nuovo testamento, ci testimonia proprio questo: si attendeva che il Signore ritornasse. Quindi è dentro il contesto di questa attesa che nasce un cantico come quello di Simeone, il contesto dell’attesa di una venuta prossima. Quale è il frutto in colui che vede compiersi questa attesa, in colui che riceve dallo Spirito il dono di riconoscere il Salvatore? Il frutto è il superamento della paura della morte, che è un po’ la radice di tutte le paure. Paura della morte come la nemica che è in grado di toglierti tutto, di toglierti il futuro, di toglierti la speranza, di rendere la tua vita insignificante. La domanda più ricorrente, per molti, infatti, è: “A che pro il nostro vivere e il nostro faticare se poi tutto finisce con la nostra morte?” Di fronte a questa domanda il primo frutto per colui che crede è la vittoria sulla paura della morte. Quindi questo anziano che pronuncia queste parole “… ora lascia ..” esprime la pace del cuore di chi ha potuto vedere il compimento delle promesse del Signore, la pace di chi si abbandona completamente in Lui. Quindi la morte, per un credente così fiducioso in Dio, non è più quella sciagura inevitabile che l’uomo tenta continuamente di allontanare, senza riuscirci, ma è un momento che l’uomo può affrontare con la pace nel cuore: è il momento in cui la sua fiducia in Dio trova il suo compimento. Io posso fidarmi di Dio fino ad abbandonarmi nelle sue braccia nel momento della morte. Una fiducia così grande, che guarda con speranza anche oltre la morte, esprime un amore che vince la morte. Questa vittoria sulla paura della morte è la vittoria su ogni paura, sulla radice di ogni paura. Gli occhi di Simeone hanno visto Gesù, la luce per le genti e la gloria del popolo di Israele, ed ecco perché questa festa della presentazione al tempio è una festa di luce. Noi potremmo dire molto su questo, sul fatto che Gesù è luce,; ma quali tenebre Gesù vince? Gesù è la luce del mondo…” chi segue me non cammina nelle tenebre … “ …Gesù è la luce che splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno accolto – dirà Giovanni nel suo prologo – Gesù è la luce per ogni uomo, nessun escluso., ma di che genere di luce si tratta? È una duplice luce, che getta luce sul mistero di Dio, perché Dio si rivela come colui che porta la salvezza attraverso questo bambino, nella povertà e nello stesso tempo getta una luce sul mistero dell’uomo. L’uomo è una creatura amata che può guardare a Dio con fiducia e alla propria morte con la pace. Quindi è una luce che viene gettata sia sul mistero di Dio che sul mistero dell’uomo. È interessante stabilire in che modo Gesù getta la luce sulla nostra interiorità. Gesù è quella luce che ci permette di illuminare le tenebre del nostro cuore, “Gesù luce interiore non lasciare che le mie tenebre mi parlino”. Gesù getta luce sull’oscurità, sul nostro cuore, sulla nostra incapacità di conoscere a fondo il nostro cuore che sfugge sempre alla nostra conoscenza perfetta. Noi sentiamo che il nostro cuore è un mistero insondabile, ed a volte ci domandiamo se è più quello che abbiamo da scoprire rispetto quello che abbiamo conosciuto. Il nostro cuore a volte ci restituisce cose che noi non immaginiamo e nella nostra vita ci troviamo a pensare o fare cose che non avevamo pensato, ci troviamo a scoprire sentimenti che non avevamo conosciuto. Davvero il nostro cuore è un abisso insondabile e questo potrebbe essere motivo di inquietudine, perché non sappiamo quali misteri il nostro cuore nasconda e quali situazioni imprevedibili ci si possano presentare. Quindi Gesù è colui che ci libera da queste inquietudini e getta luce nella nostra interiorità. La psicologia, negli ultimi tempi, ha cercato di indagare sull’inconscio, ha approfondito questo tema, che è interessante anche per noi credenti, proprio il tema dell’inconscio, arrivando a scoprire che dentro di noi ci sono aspetti che non consociamo e che ci sorprendono, che non possiamo scoprire da soli ma che, per farlo, abbiamo bisogno di qualcun altro che ci aiuti a scoprirli. Abbiamo bisogno del dialogo, abbiamo bisogno del confronto, abbiamo bisogno che qualcuno ci dica: ma non vedi, non ti accorgi! Il mistero dell’inconscio è un mistero di relazioni con l’altro. Noi non possiamo conoscere da soli noi stessi ma abbiamo bisogno di qualcun altro che getti luce su di noi perché noi ci conosciamo solo nella relazione con l’altro, in ciò che l’altro vede di noi di cui noi non ci accorgiamo. Il mistero di Dio è un mistero luminoso perché, nell’incontro con Lui, Egli getta luce su noi stessi e questo ci dice anche qualcosa del mistero che c’è tra di noi, dell’incontro con qualcuno che è capace di esserci di aiuto e che ci fa comprendere più profondamente le verità del nostro cuore, della nostra interiorità. Gesù è colui che nella relazione con noi diventa luce per noi, perché getta una luce sul mistero della profondità del nostro cuore che altrimenti ci lascerebbe inquieti e spaventati; invece Gesù ci libera anche da questa paura. C’è anche una profezia nei confronti di Maria:
“…anche a te una spada trafiggerà l’anima”
Questa rivelazione che Maria riceve, è un po’ anche profezia, in quanto rivela che “Gesù sarà segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” .
Il popolo d’Israele risulta spaccato fra coloro ( pochi ) che hanno riconosciuto il Messia e coloro ( molti ) che non l’hanno riconosciuto. Maria è un po’ il segno di questo popolo lacerato ma è anche colei che ha condiviso la passione del figlio – infatti la tradizione ha poi riconosciuto le sette spade che hanno trafitto il cuore di Maria – Più profondamene il significato di questa rivelazione è che Maria partecipa così vicino alla vita del figlio che ella partecipa anche del dolore che salva. Maria è partecipe della croce di Gesù e di quel dolore attraverso il quale noi siamo stati salvati.
Vi è poi Anna, questa donna di 84 anni – il numero 84 rappresenta 12 x 7, laddove il 7 è la pienezza del tempo e il 12 è la pienezza del popolo. Anna rappresenta la pienezza del popolo che attende il Salvatore e la pienezza del tempo. Attraverso la sua età veniamo a sapere chi è Anna. Ella è stata una donna sposata per sette anni e ora vedova, cioè una donna sola, senza lo sposo; una donna in attesa dello sposo, ma di un nuovo sposo che non è più il marito ma il Signore. Quindi Anna è una figura significativa, sebbene non dica neanche una parola, però con la sua vita ci dice molto.
Maria e Giuseppe ritornano a Nazareth con questo bambino che cresceva e si fortificava. Qui c’è tutto il mistero dei trent’anni di vita di Gesù a Nazareth.
Volevo soffermarmi un attimo sul significato della presentazione di Gesù al tempio come sacrificio del primogenito. Cosa vuol dire? Pensiamo ad Abramo e Isacco. Abramo che aveva sacrificato suo figlio e invece Dio ferma la sua mano e viene sacrificato un ariete al posto del figlio: al sacrificio del figlio si sostituisce il sacrificio di un animale. In cosa consiste il sacrificio di Abramo? È il sacrificio della fede, di chi offre al Signore non perché Egli abbia bisogno di questo, cioè del fatto che tu dia il tuo figlio primogenito ma è il contrario. L’offerta al Signore è quella di chi dice : “Quello che ho, Signore, è puro dono tuo, io lo offro a te, cioè riconosco che quello che ho , a partire dalla cosa più preziosa , mio figlio, che è puro dono tuo; quindi solo da te io lo ricevo e solo a te io lo dono”. Questo è il vero sacrificio della fede, di chi rinuncia a pensare che ciò che ha sia solo suo, solo frutto del suo merito; è il sacrificio della fede di chi sa riconoscere che tutto è dono di Dio, e va ad offrirlo per riceverlo nuovamente, come puro dono di amore del Padre. Questo è il senso dell’offerta; questo è il sacrificio della fede. Dio non ha bisogno di nulla da noi. Cosa se ne fa Dio delle nostre rinunce? Non se ne fa niente. Dio ha bisogno del sacrificio della nostra fede. Di cosa ha bisogno da noi Dio che Egli già non abbia? Del nostro amore! Dio non ha bisogno di altro! L’unica cosa che possiamo donargli è il nostro amore. Questo dipende soltanto da noi, tutto il resto Dio ce l’ha già. Non possiamo dare nulla a Dio che già non abbia, se non il sacrificio delle nostra fede e il dono del nostro cuore. Queste sono le uniche cose che Dio non ha, sono gli unici doni che possiamo fargli. Egli ci ricompensa e come un amante fedele attende una risposta al suo amore. Questo è il senso della presentazione di Gesù al tempio: la fede e l’amore di Maria e di Giuseppe che è anche la nostra fede e l’offerta del nostro amore a Dio che dell’amore è la sorgente inesauribile!

Don Marco Casale

Domenica della Sacra Famiglia

(Sir. 7,27-30. 32-36;Sal 128, 1-5;Col 3,13-21; Lc 2,41-52)

Quella di oggi è la giornata dedicata alla sacra famiglia di Nazareth. Il Vangelo ci riferisce del “ ritrovamento di Gesù tra i dottori del tempio” ed in questo brano viene presentato un quadretto di vita familiare nel quale si nota la ricchezza dei rapporti che Maria, Giuseppe e Gesù vivono tra di loro. Vi è innanzitutto, nella famiglia di Nazareth, una bella consuetudine: Maria e Giuseppe tutti gli anni fanno il pellegrinaggio a Gerusalemme. Erano costanti nel pellegrinaggio alla Città Santa. Nell’analizzare il questionario per la preparazione al Sinodo sul tema della famiglia, che è stato consegnato nella parrocchia, della Brunella, abbiamo trovato una risposta ricorrente sul tema della preghiera: il 90% dei fedeli afferma che è importante la preghiera in famiglia ma solo il 10% dice di farla davvero. Quasi tutti desiderano pregare in famiglia ma pochi la fanno. Allora abbiamo pensato che la regolarità di Maria e Giuseppe nell’andare tutti gli anni in pellegrinaggio a Gerusalemme ci fa comprendere un valore: l’importanza della costanza nella preghiera in famiglia. E’ importante non solo pregare ma farlo con regolarità. Nel ritornare verso Nazareth, Maria e Giuseppe si accorgono che il loro figlio non è con loro e non è nemmeno nella carovana. Ritornano dunque a Gerusalemme e lo cercano per tre giorni. Lo ritrovano il terzo giorno. È chiaro qui il riferimento alla Pasqua. Cercare Gesù senza trovarlo è come il cercare Gesù da parte delle donne, il terzo giorno, senza trovarlo; ma Gesù non c’è perché la tomba è vuota e quindi, il loro, è un cercare nel posto sbagliato. Il terzo giorno, finalmente, Gesù viene ritrovato con gioia: è come una resurrezione. Qui noi vediamo l’angoscia dei genitori che non ritrovano il proprio figlio: “ tuo padre ed io angosciati ti cercavamo” . La famiglia di Nazareth ha vissuto l’angoscia di non trovare il figlio e di non capirlo, ha vissuto l’angoscia di vedere che un figlio fa quello che non ti aspetti, un figlio che non risponde alle tue aspettative. In questo cercare e ritrovare noi vediamo tutti i nostri percorsi. Rivediamo i figli più grandi che scelgono strade diverse, come quelle che percorre un figlio che, ad un certo punto del suo cammino di vita si perde e poi lo si ritrova; oppure un figlio che non lo si comprende e che poi finalmente ritrova la sua strada; o un figlio che non risponde alle aspettative dei genitori, un figlio che è così come non pensavo fosse e che poi ritrovo, perché risponde alle mie aspettative, ma in un altro modo e non come mi aspettavo, e comunque lo ritrovo come figlio. Ma nello stesso tempo possiamo pensare anche a quei cammini che ancora non si sono compiuti e quindi alla fatica dei genitori che non ritrovano più il figlio; oppure possiamo vedere anche la fatica di quei genitori che vedono i propri figli non proseguire nel cammino di fede. C ’è molta sofferenza spesso in questo …” io vorrei che mio figlio proseguisse il cammino di fede al quale l’ho educato ma lui non prosegue” … E non sempre qui si trovano le risposte sperate: a volte bisogna attendere, anche attendere a lungo; a volte sembra che questi cammini non si concludano mai. Rimane il desiderio inespresso, incompiuto: accettare anche un figlio che compie un percorso di vita che non condivido, diverso da quello che avrei sperato. Nella vita della famiglia c’è anche questo. Quale risposta allora bisogna dare? Maria dà una risposta utile per tutti : “ Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Cioè Maria sa cogliere tutti questi segni, sa interrogarsi profondamente, ascolta con attenzione le parole del figlio, ripensa alle parole a lei dette dall’Angelo al momento dell’annunciazione, si pone le domande, pur senza averne ancora le risposte e medita, custodendo tutto questo nel suo cuore! Ecco questa è una possibilità per tutti i genitori, anche per quelli le cui risposte ancora non arrivano … Maria custodisce tutto nel suo cuore, Maria non ha fretta, non cerca risposte facili e immediate, non è la donna del “ tutto e subito” , non forza le cose: attende i tempi della crescita, della maturazione, ma nello stesso tempo non si scoraggia, continua a sperare. Ecco: in questo “meditare custodendo nel suo cuore” c’è tutto questo!. In questo percorso è come portare in grembo una seconda volta il proprio figlio. Dopo averlo generato, è come se tu custodissi il mistero che è la vita di tuo figlio nel tuo cuore e lo generassi una seconda volta alla vita adulta, alla maturità delle scelte di vita. È un uomo fatto! È la nuova gestazione! E Maria mostra di essere una donna capace di questa seconda gestazione: custodisce il mistero della vita del figlio nel suo cuore, spingendolo verso la maturità della sua identità, della sua persona, mistero che Maria intuisce ma che non vede ancora compiersi.
C’è anche questa meravigliosa espressione di Maria : “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. Maria ci mostra la coppia che sa decidere insieme. È il concorrere di diverse sensibilità, di diverse idee, di diversi approcci alla vita e Maria si presenta come colei che parla anche a nome del padre. È una decisione condivisa. È un esempio grande per il figlio, soprattutto nel tempo della crescita, che ha bisogno di sapere che … i suoi genitori hanno pensato a lui insieme, che hanno deciso questo per lui … Maria ci mette un’attenzione intuitiva …” tuo padre ed io “… Maria sa che nella famiglia bisogna mandare avanti l’altro e, in particolare, Maria sa che nella famiglia è importante per una madre mandare avanti un padre e far vivere un buon rapporto tra padre e figlio. Così facendo una donna fa un regalo ad un figlio nel donargli un buon rapporto con il padre, fa un regalo al padre donandogli un buon rapporto con il figlio, fa un regalo alla famiglia nel suo star bene e ritrovare se stessa. Maria è l’esempio di una madre che accompagna, favorisce, promuove, stimola l’incontro tra il padre e il figlio. In queste poche parole di Maria vi è una modalità bella, vera, sana di vivere i rapporti all’interno della famiglia, tra genitori e figli. In questa famiglia di Nazareth c’è la gioia di accompagnare un figlio alla scoperta di se stesso e della sua identità. Ed è in fondo questo il compito di una famiglia: accogliere il figlio per gli anni della sua crescita, nella scoperta di se stesso e della sua maturazione e poi lasciarlo andare. Gesù sa qual’é il percorso che lo attende … “ non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del padre mio?” , ma sa scegliere i tempi , sa attendere…Infatti..” torna con loro a Nazareth e sta loro sottomesso”. Gesù sa scegliere i tempi. Quello di Gesù è un dialogo con la sua famiglia né così stretto da non essere capace di andarsene e di guadagnarsi la sua autonomia né così leggero da non vivere per bene e profondamente il suo essere adulto. Gesù sa scegliere i tempi e i momenti. Quando è il momento di lasciare la famiglia? Al momento giusto! E’ importante per un figlio vivere pienamente nella famiglia. La famiglia non è un albergo ma è una scuola di vita. È importante viverla pienamente e poi comprendere quale è il momento di andare. Scegliere i tempi giusti. Trent’anni della vita di Gesù sono vissuti nella ordinarietà della vita quotidiana di Nazareth; solo tre anni sono quelli del suo ministero pubblico. La vita di Gesù si svolge largamente nel nascondimento della quotidianità della vita familiare. Ecco perché la quotidianità è santificata da Gesù. Cioè la vita vera è quella. Il primo luogo per vivere la fede è quello. A volte si usa questa modalità di espressione che distingue tra cristiani praticanti e non praticanti, ritenendo che i praticanti siano quelli che praticano i sacramenti, vanno alla Messa e si confessano e i non praticanti, invece, quelli che non praticano i sacramenti. Non è proprio così! La pratica della fede non consiste solo nei sacramenti. La pratica delle fede consiste nel santificare la quotidianità dei nostri rapporti. Gesù ha fatto questo: la fede l’ha realizzata innanzitutto lì. Allora è nella ordinarietà della vita di preghiera, nella modalità con cui i familiari vivono l’affetto tra di loro che si vede come si vive la fede, nel saper fare quello che ha detto Papa Francesco riferendosi proprio alla famiglia: saper dire permesso, grazie, scusa. Saper rispettare gli spazi dell’ altro, del coniuge e dei figli; saper riconoscere il ruolo e il lavoro degli altri. Pensate all’importanza del riconoscere, da parte della moglie, il lavoro del marito. Spesso, quando una moglie vuol fare soffrire il marito lo fa svalutando il lavoro di questi. Oppure l’importanza del riconoscere, da parte del marito, il lavoro casalingo della moglie. La parola “permesso” vuol dire riconoscere lo spazio dell’altro, il lavoro dell’altro, sapere entrare in punta di piedi, saper valorizzare, non mortificare. Pensiamo, poi, all’importanza di dire grazie. Nessuno dice più grazie, si dà per scontato tutto. La mamma prepara lo stesso il cibo per tutti, anche senza un grazie, perché sa che l’amore chiede questo. Ma quale valore aggiunto saper dire grazie! Fa la differenza. Che fatica oggi il dover chiedere scusa, perché prevale sempre l’atteggiamento del difendersi ad oltranza, si vuole sempre avere l’ultima parola. Chiedere scusa vuol dire riconoscere che ho sbagliato e chiedo perdono per questo. Sapersi chiedere scusa reciprocamente, nella vita famigliare, spesso è l’unico modo per uscire dai vicoli ciechi in cui ci si mette. Sapersi chiedere scusa per avere anche involontariamente ferito, anche solo con le parole, fino a saper chiedere scusa anche di fronte a quel dolore che è la mancanza di fedeltà. Saper chiedere scusa, saper perdonare e saper dare il perdono spesso è l’unico modo per uscire dai vicoli ciechi in cui la vita famigliare a volte si mette. Solo il perdono ci salva! Perdonandoci reciprocamente. Ecco, sono questi alcuni piccoli esempi che ci dicono come il santificare la quotidianità della vita famigliare sia la vera pratica della fede, che poi è quello che Gesù ha fatto per quasi tutta la sua vita. Il primo esempio che Egli ci ha dato è stato quello di vivere santificandosi nella quotidianità nella vita familiare. Per questo la famiglia di Nazareth è per noi oggi un esempio bello da seguire, seppure con le nostre fragilità. Se oggi noi ci facciamo questo dono reciproco, cioè insieme prendiamo esempio dalla famiglia di Nazareth ed insieme ci impegniamo a vivere secondo quel modo di vivere gli affetti e le relazioni di cui la famiglia di Nazareth ci dà esempio, possiamo aiutarci gli uni gli altri. Se lo facciamo da soli probabilmente non ci riusciremo, ma se lo facciamo insieme sarà più facile riuscirci, aiutandoci gli uni gli altri a vivere secondo l’esempio che la famiglia di Nazareth ci ha lasciato. Allora anche per noi oggi, nelle nostre famiglie, sarà davvero festa!

Don Marco Casale
Varese 26 gennaio 2014

Avvisi Domenica 26 gennaio

  1. Lunedì 27 gennaio alle ore 20.30, in Oratorio, si riunirà il Gruppo Lettori per un incontro formativo-organizzativo. Sono invitati, oltre agli iscritti al Gruppo, tutti coloro che intendono mettersi a disposizione per questo importante servizio. Se non potete essere presenti lunedì, ma desiderate far parte del gruppo, rivolgetevi al Diacono Angelo.
  2. Sabato 1 febbraio, come ogni primo sabato del mese, alle ore 16.30 in cripta, reciteremo l’intero S.Rosario meditato.
  3. Domenica 2 febbraio, in occasione della Giornata per la vita, invitiamo a partecipare alla S.Messa delle ore 11.15, tutte le famiglie che hanno battezzato un bambino nell’anno 2013,
  4. Per quanto riguarda il questionario sul tema della famiglia che è stato distribuito tempo fa, alcuni incaricati hanno sintetizzato i più di 100 questionari compilati. Ne esce un quadro molto interessante e significativo sulle opinioni dei parrocchiani. Chi fosse interessato può ritirare copia della sintesi preparata, dal cesto in fondo alla chiesa. Ringraziamo per l’apporto dato.
  5. Ringraziamo tutti coloro che hanno risposto positivamente al progetto “ Sos Bollette” messo in atto dalla Caritas nel periodo natalizio, dimostrando sensibilità e attenzione ai fratelli nel bisogno. La somma raccolta, che ammonta a € 4.300 circa, ci permetterà di aiutare circa 10 famiglie per tutto il periodo invernale.

 

ORATORIO

Ricordiamo che potete ancora iscrivervi per partecipare alla sfilata dei carri di  carnevale che si terrà in città l’8 marzo prossimo. Rivolgetevi a Sara in Oratorio.

NUOVO ORARIO DELLE CONFESSIONI

 

LUNEDÌ

9.30-11.30

don Corrado
MERCOLEDÌ

9.30-11.30

15.30-17.30

don Corrado
GIOVEDÌ

9.30-11.30

don Jean

15.30-17.30

don Corrado
VENERDÌ

10.00-11.30

don Sergio
SABATO

9.30-11.30

don Marco

15.30-17.30

don Sergio
SABATO DOMENICA

presenza del confessore

durante le Sante Messe festive

Avvisi Domenica 19 gennaio

  • Da sabato 18 a sabato 25 gennaio, la Chiesa di Milano in comunione con tutta la Chiesa Cattolica,  prega per l’Unità dei Cristiani. Durante tutta la settimana, il gruppo Ecumenico di Varese organizza incontri e iniziative per aiutarci nella preghiera. Segnaliamo in particolare martedì 21 gennaio nella chiesa di S.Massimiliano Kolbe, viale Aguggiari 140, una LECTIO ECUMENICA A DUE VOCI cui tutti siamo invitati.
  • Domenica 26, festa della Santa Famiglia, durante la santa Messa delle   ore 11,15, festeggeremo gli anniversari di matrimonio più significativi. Le modalità di partecipazione e il programma della giornata si trovano nella sezione “In Evidenza”
  •  Comunichiamo che, grazie alla disponibilità di alcuni sacerdoti, ci è stato possibile aumentare i giorni di presenza dei confessori in chiesa. I nuovi orari, che trovate sui confessionali e in bacheca, saranno in vigore da lunedì 26 gennaio.
  • Lunedì 27 gennaio alle ore 20.30, nella sala biblioteca dell’oratorio, si riunirà il Gruppo Lettori per un incontro formativo-organizzativo. Sono invitati, oltre agli iscritti al Gruppo, tutti coloro che intendono mettersi a disposizione per questo importante servizio. Nell’impossibilità, chi lo desidera può lasciare i suoi dati al Diacono Angelo.
  •  Dal 30 gennaio 2014 inizierà il corso per i fidanzati che si uniranno in matrimonio negli anni 2014 e 2015. Le iscrizioni si ricevono in segreteria entro e non oltre il 26 gennaio.

 

 ORATORIO

  •  Come ogni anno l’Oratorio organizza il carro di Carnevale; chi fosse interessato a partecipare si deve iscrivere presso la Sara in Oratorio.

II Domenica dopo l’Epifania

(Nm 20,2.6-13; Sal 95, 1-2,6-9; Rm 8,22-27; Gv 2,1-11)

Leggiamo questa sera un testo di grande bellezza e ricchezza che ha un posto cruciale, fondamentale nel Vangelo, in particolare nel Vangelo secondo Giovanni. Nella liturgia, insieme all’adorazione dei Magi ed al Battesimo di Gesù, le nozze di Cana sono un segno della manifestazione di Gesù. Egli, infatti, si fa riconoscere attraverso questi segni. Nel Vangelo di Giovanni questo è il primo dei segni – dal capitolo 2 fino al capitolo 11 sette segni – l’ultimo dei quali sarà la risurrezione di Lazzaro. I segni che Gesù compie per mostrare a tutti che Egli è il Messia sono, infatti, sette e questo delle nozze di Cana è il primo ma anche il modello di tutti gli altri segni. Se comprendiamo questo segno, comprenderemo anche gli altri sei segni.
Questo delle nozze di Cana è un Vangelo che può essere compreso solo se facciamo riferimento a tutto il retroterra, all’Antico Testamento, in particolare al Cantico dei Cantici; il vino come segno dell’amore, della gioia; l’amore tra l’uomo e la donna come la manifestazione più chiara dell’amore tra Dio e l’umanità e, guardandolo anche riferito alla croce di Gesù, vediamo che dal suo fianco trafitto escono, secondo il racconto evangelico, sangue ed acqua – acqua e vino –
Ecco perché questo testo è come una perla incastonata!
Cosa succede in questo racconto? Il testo inizia così :” Tre giorni dopo vi fu uno sposalizio”. In realtà i tre giorni di cui si parla qui, sommati ai giorni precedenti indicati da Giovanni dall’inizio del suo Vangelo, formano la prima settimana della vita pubblica di Gesù, che cronologicamente Giovanni ci indica nei primi due capitoli del suo Vangelo. In questa prima settimana, dalla chiamata dei discepoli, per sette giorni, Gesù compie tutta una serie di cose e tra queste, il sesto giorno, compie il miracolo dall’acqua tramutata in vino. E’ il sesto giorno di una nuova creazione! Gesù è Colui che è venuto a rifare la creazione così come Dio l’aveva voluta da sempre, così come l’aveva desiderata, come l’aveva pensata fin dall’inizio. Il sesto giorno, come nel racconto della creazione in Genesi, troviamo infatti, qui, la creazione dell’uomo e della donna: Le nozze di Cana sono dunque un nuovo racconto della creazione dell’uomo e della donna, dell’uomo e della donna che si amano. Perché li creò maschio e femmina? Per l’amore! Per essere manifestazione della presenza dell’amore di Dio nel mondo! Le nozze di Cana sono questa nuova creazione. Il contesto è poverissimo: Cana è un paese sconosciuto tanto quanto Nazareth, piccolissimo – conta appena qualche centinaio di abitanti – assolutamente periferico ed insignificante. C’è la festa di nozze di una coppia di cui non sappiamo neanche il nome. Sono così poveri, al punto da non potersi permettere di avere vino a sufficienza per tutti gli invitati. Si tratta di una situazione, quindi, assolutamente privilegiata per Dio: una periferia, un paese sconosciuto, una coppia povera. Quale luogo migliore perché Dio si possa manifestare! C’è Maria e Gesù con il gruppo dei suoi discepoli. Gesù li aveva già chiamati uno per uno. Egli è già un maestro con un seguito, ma è solo in questo momento che i suoi discepoli lo riconoscono. Infatti, nel finale del Vangelo si dice: ” Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cedettero in Lui”. È solo in questo momento che i discepoli, riconoscendo il segno che Egli compie, riconoscono in Lui il Messia. Credettero in Lui, riconoscendolo come il Messia atteso! Maria li aveva preceduti. Maria è la prima discepola e qui si comporta come discepola più che come madre. Infatti Gesù non si rivolge a lei chiamandola madre ma donna La grandezza di Maria, come risulta chiaro in questo brano, è proprio questa: Madre di Gesù sì, ma soprattutto Ella è la prima discepola, la prima a riconoscere in Lui il Messia atteso e a mettersi, quindi, in ascolto della sua parola!
Innanzitutto assistiamo al dialogo tra Maria e Gesù al quale Ella dice “non hanno più vino” ed in questa espressione c’è tutta la sensibilità di una donna, Maria, tutta la concretezza di una donna, l’attenzione ai particolari, il prendersi a cuore la buona riuscita della festa di questi sposi e, allo stesso tempo, la piena fiducia in Gesù E’ come se Maria dicesse: “io devo solo dirti come stanno le cose, poi sarai tu a fare”. Vedete che bel modello di preghiera ci offre Maria! Quando non sai cosa dire a Gesù …. tu digli come stanno le cose, con semplicità. Digli: Gesù vedi come soffre questa persona, vedi come sto soffrendo io? Guarda Gesù, vedi? Maria fa questa bellissima preghiera dicendo solo poche parole: ” non hanno più vino!” Gesù sa cosa deve fare!
“ Donna che vuoi da me , non è ancora giunta la mia ora!”
Non è un Gesù che si nega – infatti qualche traduttore mette questa frase all’interrogativo proprio per specificare meglio il fatto che Gesù non si nega a Maria – tant’è vero che subito dopo Gesù si fa carico del problema di questi sposi. D’altra parte non dobbiamo soffermarci troppo su affermazioni del tipo …”quando una madre chiede qualcosa al figlio, questi non gliela può negare “… perché qui Maria non è tanto la Madre ma è la discepola, non è colei che fa fare a Gesù quello che Gesù non voleva fare. Questa è un’interpretazione un po’ troppo legata alla nostra esperienza. Qui è Maria che è completamente aperta a quello che Gesù fa, è completamente disponibile a quello che Gesù fa e poi rimane in attesa, come se Gesù le dicesse …” in queste tue parole tu mi stai indicando che la mia ora, che non è ancora giunta, già si preannuncia, già si intravvede: già si comincia ad anticipare quello che sarà, domani, la mia ora, la passione”. Infatti il segno del vino rimane subito riferito al sangue versato, al vino dell’Eucaristia. E Gesù già intravvede il suo cammino. Sarebbe interessante capire bene cosa vuol dire quando preannuncia la sua passione: “Il figlio dell’uomo dovrà molto soffrire!” Sono i preannunci della passione che troviamo nei Vangeli sinottici. Questo, invece, è il modo di dire di Giovanni riferito alla passione: “non è ancora giunta la mia ora, … ma già si preannuncia”. Cosa vuol dire? Che in fondo è come se avesse una intuizione sull’esito finale della sua vita. Ma cosa vuol dire questo per noi? La domanda fondamentale che dobbiamo porci è questa: Che senso ha tutta la vita che io vivo? Il compimento di una vita sarà la morte, certamente. Ma la cosa interessante è che è vero che siamo tutti incamminati verso la morte, ma è da chiederci: come ci arriveremo? È interessante vedere in che modo faremo il cammino che ci porterà lì.
La passione di Gesù ci ha portato alla salvezza perché Gesù gli ha dato questo significato, quello di un atto perfetto, l’atto più perfetto che sia stato compiuto per amore. Tutta la vita di Gesù è stata un vivere sempre e solo per amare! E per questo allora Gesù intravvede la sua passione come il momento in cui potrà portare a compimento il suo desiderio di amare.
Gesù trasforma l’acqua in vino. Qualcuno potrebbe dire: con tutti i bisogni che ci sono in questo mondo, Gesù si deve preoccupare del vino? Fra l’altro il vino è un simbolo bello, di gioia, di gaiezza, di festa ma anche un simbolo ambiguo. C’è chi è astemio, c’è colui al quale non piace, colui che si ubriaca o colui al quale fa male. Il vino, quindi, non è soltanto un simbolo buono. Nella vita il vino è importante, si, ma non indispensabile. Si può vivere benissimo anche senza vino e qualcuno ci vive anche meglio. Allora perché il vino? Gesù si è occupato del superfluo necessario! Il vino per sé è superfluo ma è quel superfluo necessario. Quella gioia che il vino rappresenta, quell’ebbrezza che il vino rappresenta, quel senso di festa che il vino rappresenta è il superfluo necessario, è segno della gratuità. Il vino può esserci, ma può anche non esserci, ma non se ne può fare a meno! Rappresenta quel “qualcosa” che fa la differenza tra una coppia che si annoia e una che si ama, fra una coppia che annega nella quotidianità e una coppia che non finisce mai di stupirsi ogni giorno, fra una coppia che dice: mio marito, mia moglie è sempre lo stesso o la stessa e una coppia che dice mio marito, mia moglie non finisce mai di stupirmi, in tutti i sensi naturalmente. Quella differenza che è superflua ed essenziale. È la differenza tra una coppia in cui marito non ha mai portato una rosa alla moglie e una coppia in cui il marito sa scegliere il momento in cui portare la rosa alla moglie. Superfluo ma essenziale! Gesù cosa ha donato a questi sposi? Gli ha donato di non far naufragare il loro matrimonio per mancanza di gioia, per mancanza di stupore, per mancanza di festa, per mancanza di quel superfluo che è necessario.
La coppia, descritta nel Vangelo, cui manca il vino, non si è nemmeno accorta di questa mancanza. Il miracolo di Gesù, infatti, non è solo quello di salvare tante coppie che purtroppo vanno in crisi e lo sanno. Il miracolo di Gesù è quello di salvare tante coppie che non sanno neanche che hanno rischiato grosso di andare in crisi. Gesù è colui che provvede il vino quando neanche tu te ne accorgi! Questa è una bella immagine che troviamo in Santa Teresa di Lisieux, la quale, riferendosi ai figli, dice : “ quando un figlio sa che suo padre ha provveduto a lui, tirandolo fuori dal pericolo, avrà gratitudine nei confronti di suo padre; ma quando scoprirà che suo padre lo ha preceduto durante il cammino, togliendogli dalla strada il sasso su cui poteva inciampare, e quando questo figlio scoprirà che neanche sapeva che suo padre lo aveva salvato, quale grande amore concepirà nei confronti di suo padre!” Se una coppia viene aiutata a uscire dalla crisi, quale gratitudine per colui che li ha aiutati! Ma se una coppia sapesse che qualcuno ha dato loro quel vino che non si erano neanche accorti che mancava, quale immenso amore concepirebbe per colui che ha fatto questo! Gesù è colui che dà il vino a chi non sa neanche di non averne!
Le parole che Maria dice ai servi: “ qualsiasi cosa fatela” ci fanno capire che Gesù è il Messia, e questo Maria lo ha già compreso. Qui il Vangelo riprende le parole di Giovani Battista : “ verrà uno dopo di me che è più grande di me. Ascoltatelo!” traducendole nella frase di Maria …”qualsiasi cosa fatela”. E’ la parola di chi ha compreso che Gesù è il Messia e che, come tale, bisogna ascoltarlo perché lui sa, perché lui è la parola di Dio, lui è la parola che ci salva!…”Ascoltatelo, fate ciò che vi dice!”
“ C’erano sei anfore di pietra” – di pietra, come le tavole della legge – anfore vuote perché non c’è più l’acqua che è il segno dello Spirito. È la legge che è diventata un contenitore vuoto! Papa Francesco direbbe: ”Gesù si è premurato di far riempire di vino queste anfore vuote perché sapeva che i suoi discepoli – i sacerdoti – si sarebbero affrettati a svuotarle, presentando alla gente una legge vuota di amore, vuota di gioia, come infatti i suoi discepoli continuano a fare. Per cui, uno ascolta la parola del Signore spiegata dai sacerdoti e si chiede: quale amore mi ha suscitato nel cuore? quale gioia? Gesù, sapendo che i suoi discepoli avrebbero fatto questo, si è premurato di dare del vino sovrabbondante e del vino ottimo. Gesù ha esagerato perché sapeva che i suoi discepoli avrebbero esagerato nello svuotarle. Allora ha provveduto loro di una quantità di vino esagerata e di una qualità esageratamente buona, in modo che i suoi discepoli avrebbero fatto fatica. Allora Gesù si presenta nel modo che certamente non ci aspetteremmo: va ad una festa di nozze e provvede il vino per la festa. Tutto il resto è la rilettura di Giovanni, che rilegge le antiche scritture, che rilegge le letture della Pasqua, però la materialità del fatto è questa: Gesù va ad una festa di nozze e provvede il vino per la festa! Questo è il fatto! Dio è un Dio che si mostra come tu non lo avresti mai immaginato. E Dio non ha mai paura di essere frainteso! Si presenta così come tu non ti aspetti. Dio non ha paura di essere frainteso perché siamo noi che ci mettiamo del nostro per dare significati diversi al Suo comportamento. Per noi, che abbiamo il peccato originale, l’amore tra l’uomo e la donna non è solo bellezza ma è anche conflitto, è incomprensione, è anche litigio.
Dio, invece, vuole ricondurre le cose della vita alla loro purezza originaria. Dio ha il cuore puro! Egli dice l’amore tra Dio e te è come l’amore tra l’uomo e la donna. Ma l ‘amore fra un uomo e una donna è fatto anche di tante cose che non sono belle. Ma Dio ha il cuore puro! Come l’amore tra un uomo e una donna nella sua purezza, libero da tutte le cose che noi ci mettiamo dentro a causa del nostro peccato! Ma Dio ci mostra tutto nella sua purezza, nella sua realtà originaria, come era fin dall’inizio, come Dio vuole che sia! Per poter partecipare a questa purezza di Dio, a questa bellezza di Dio bisogna fare come quei servi che ascoltano la parola, la mettono in pratica anche se non capiscono ma si fidano. E, quando Gesù dice: “riempite d’acqua le anfore” essi le riempiono fino all’orlo. Cosa fanno? È il loro desiderio che è grande! Questa azione dei servi ci sta rivelando qualcosa che non ci ha mai detto nessuno. Infatti, nella prassi, se si dice ad un servo riempi d’acqua l’anfora e me la porti, lui cosa fa? Ne riempie un poco, metà, quasi a dirti: se ti va bene è questa, perché non vuole nemmeno fare la fatica di portarla piena. Questi servi, invece, le riempiono fino all’orlo e le devono portare loro: questo esprime il loro desiderio! Quanto più grande è il tuo desiderio, tanto Dio ti appaga! Se tu desideri poco e poi dici … “ma dov’è Dio, cosa fa, cosa mi dà?” hai da chiederti: ma tu quanto desideri Dio? quanto lo cerchi? quanto lo aspetti’ quanto ti fidi? Poca acqua nelle giare, poco desiderio, poco vino! Se quei servi avessero riempito per metà ciascuna giara dopo si sarebbero mangiate le mani …”Ah se l’avessi saputo!”… Ma l’amore non è questo!..” l’avessi saputo!”.. Non amerai più!…” Se avessi saputo che era così!”…Non si va da nessuna parte! Tu prima ti devi fidare, prima devi desiderare, prima devi cercare, dopo Gesù colmerà questo desiderio! Se tu non ci metti l’acqua, cioè il tuo desiderio, la pienezza della gioia di questo vino tu non la gusterai! Il Signore non crea il vino dal nulla ma trasforma il tuo desiderio, lo porta a compimento, ti fa realizzare ciò che desideri. Ma ti fa partire da un tuo desiderio. Se non ti muovi, se non ti dai da fare, su che cosa Gesù potrà compiere il suo miracolo? Gesù non compie miracoli dal niente ma lo fa a partire da quello che tu ci metti: il tuo desiderio! Sorprende che il maestro di tavola non abbia capito niente! I servi sì, avevano capito! Il maestro di tavola rappresenta i sacerdoti. Qui si vede l’ironia di Giovanni nei confronti dei sacerdoti del tempio, i quali sono gli ultimi a capire l’importanza del superfluo necessario. Dovete pregare molto per i sacerdoti, che spesso sono gli ultimi a capire questo. Abbiamo bisogno di sacerdoti che non arrivano sempre per ultimi. È nel nostro interesse avere dei sacerdoti che non arrivino sempre per ultimi. Vedete la bellezza di questo brano. Lo vogliamo assaporare come si assapora lo zibibbo di Pantelleria, vogliamo assaporare la gioia e l’amore come le prime cose che il Signore ha voluto donarci quando si è fatto riconoscere!

Don Marco Casale